|
I Sabini erano un antichissimo
popolo italico, la cui origine e la protostoria ci sono state tramandate
da storici e geografi greci e latini, che attinsero molte delle
loro notizie dalla fonte più autorevole ed erudita dellantichità,
Marco Terenzio Varrone, reatino (116 ca.-27 a.C.), le cui innumerevoli
opere sono andate, però, per lo più perdute.
Tra le tante ipotesi pervenuteci, circa lorigine, quella più
credibile è la autoctonia di questa popolazione italica,
dimorante, in tempi remotissimi, alle falde del Gran Sasso, da cui
si mosse per conquistare nuovi spazi vitali, inaugurando, con il
leggendario rituale augurale del ver sacrum (Primavera
sacra), che precedeva la partenza delle giovani generazioni verso
nuove patrie, una consuetudine che, secondo la tradizione, dette
vita a tutta una serie di nuove etnie che si insedieranno nellarea
denominata sabellica, quella che si richiamava a Sabo, figlio del
dio Sancus, e conditor gentis Sabinae, della quale area
faranno parte Sanniti, Piceni, Marrucini, Marsi, Vestini, etc. fino
a Lucani e Brettii nella parte più meridionale dellItalia
peninsulare.
I primi documenti scritti che li riguardano compaiono a partire
dal VII sec. a.C. e ci rendono ragione di una koinè (lingua
e cultura comune) diffusa in tutta la fascia mediana della penisola
italica e che ebbe nei Sabini il popolo guida.
Dalle falde del Gran Sasso, i Sabini sciamarono
nella piana reatina, conquistandola a danno degli Aborigeno-Pelasgi,
che a loro volta si dice vi avessero scacciato gli Umbri, e successivamente
occuparono, aldilà dei monti Sabini, la Sabina Tiberina;
proprio i Sabini tiberini, che avevano in Cures Sabini, (nelle vicinanze
dellodierna Passo Corese) fondata da Modio Fabidio, il loro
centro di maggior peso, entrarono presto in contatto strettissimo
con Roma, alla cui fondazione, secondo alcuni autori avvenuta per
sinecismo (aggregazione di più popolazioni in ununica
città), avrebbero dato un apporto determinante.
Altre notizie, più o meno leggendarie, riguardano tali rapporti
originari (Ratto delle Sabine, Tarpeia, la diarchia Romolo-Tito
Tazio, re che proveniva da Cures come il secondo re di Roma, Numa
Pompilio e il terzo Anco Marcio) nei quali tuttavia, storici, naturalisti
e poeti hanno inoculato alterazioni o proceduto alla mitizzazione
degli eventi, condizionati dalla progressiva grandezza di Roma,
e dal suo fatale destino storico, al quale dovevano
necessariamente piegarsi uomini e cose.
Certo che anche onomastica e toponomastica ci rendono ragione di
questi intensissimi rapporti: da Cures, ad esempio, deriva Quirites,
che designò in Roma i cittadini liberi da vincoli dobbedienza
allautorità militare, ma anche il colle Quirinale e
lo stesso dio Quirino; da Avens, lantico nome del fiume Velino,
deriva lAventino, nome del colle che ospitava una colonia
sabina e via dicendo.
Nel 290 a.C. con una rapida campagna militare,
M. C. Dentato conquistò la Sabina interna e facendo scavare,
nel 272 a.C., la Cava Curiana, creò un emissario al Lacus
Velinus, che sommergeva lintera piana reatina, prosciugandola
parzialmente e dando vita altresì alla Cascata delle Marmore.
Alla Sabina verrà inizialmente assegnata la civitas sine
suffragio sino al 268 a.C. quando diventerà civitas optimo
iure.
Allinizio del I° sec. d.C. Augusto diede allItalia
un nuovo assetto territoriale suddividendola in 11 regioni, tra
cui la Regio IV, Sabina et Samnium.
Allora la Sabina ebbe un suo territorio, con confini ben determinati,
legato a quello del Sannio, abitato dai Sanniti, popolo di origine
sabina. Illuminante a proposito la testimonianza di Plinio il Vecchio
che in Nat. Hist. III 12, 106 e sg., così si esprime:
segue la regione quarta nella quale
vivono le genti forse più coraggiose dItalia. Tra
i Sabini, gli Amiternini, gli abitanti di Cures, Forum Decii,
Forum Novum, i Fidenati, gli Interamnati, i Norcini, i Nomentani,
i Reatini, i Trebulani, sia Mutuesci che Suffenati, i Tiburtini,
i Tarinati.
Con la riforma di Diocleziano, la Sabina entrò
a far parte della Regio Flaminia et Picenum e successivamente della
Valeria. Nel Medioevo, gran parte della Sabina faceva parte del
Ducato di Spoleto mentre la rimanente parte, denominata Patrimonio
della Sabina, fu incorporata nel Ducato Romano.
Un ruolo cospicuo nella storia sabina svolse, nei
secc. VIII e IX, lAbbazia di Farfa che, però, nell898,
venne distrutta dai Saraceni. Proprio il pericolo delle devastazioni
di Saraceni ed Ungari, promosse, a partire dal X sec. il fenomeno
dellincastellamento, che interessò, su siti daltura,
tutta larea sabina e che ancora oggi caratterizza, in una
con il tessuto urbano appodiato, la memoria storica di questa terra.
Dopo essere stata in signoria di varie famiglie,
nel 1605 Paolo V istituisce il governo di Sabina con capoluogo Collevecchio;
la nuova provincia fu resa possibile dal ritorno alla S. Sede di
numerosi poteri baronali e di altri già facenti parte della
Legazione Umbra, come Otricoli, Stroncone e Calvi. Nel 600
il confine meridionale della Sabina sarà costituito dal fiume
Aniene a nord di Tivoli e fino a Mandela, mentre Arsoli e Roviano
vi entreranno a far parte nel secolo successivo.
Il Reatino, tra 600 e 700, dopo essere stato parte del
Ducato di Spoleto entrò nella Legazione Umbra, mentre il
Regno di Napoli comprendeva una vasta fascia di territorio che andava
da Cittaducale al Cicolano, da Amatrice a Leonessa, fino a Norcia.
Con la Restaurazione viene ricostituita la provincia di Sabina con
capoluogo Rieti e delegazione a Poggio Mirteto. Con lUnità
dItalia, la Sabina entra a far parte della provincia di Roma,
mentre il Reatino entra a far parte di quella di Perugia, fino al
1923, e il Circondario di Cittaducale di quella di LAquila.
Nel 1927 il Fascismo dà al territorio sabino
un nuovo assetto con la creazione della provincia di Rieti che ingloberà
però soltanto una parte della Sabina Storica; altre vaste
porzioni di territorio storico ricadranno in provincia di Roma,
Perugia, LAquila, Terni. |