LA RISERVA NATURALE NAZZANO
"TEVERE-FARFA"
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Sono pochissimi gli ambienti della nostra penisola in cui la natura
non sia stata trasformata dalla presenza e dalle attività
dell’uomo. Queste trasformazioni, però, non sempre
sono di segno negativo, nel senso che non è detto che abbiano
modificato ambienti ricchi di vita e di particolare bellezza in
paesaggi monotoni, poveri di piante e di animali. E’ il caso
ad esempio del “lago” di Nazzano, un
ambiente di grande interesse e di notevole valore naturalistico
che fino a circa 40 anni fa non esisteva.
Come
raggiungere la Riserva
La Riserva Naturale “Tevere-Farfa”, localizzata in provincia
di Roma, è accessibile dai centri abitati di Nazzano
e Torrita Tiberina.
I due caratteristici centri possono essere raggiunti:
- percorrendo la S.P. Tiberina, sino al Km 34 circa;
- dall’Autostrada A1, con uscita al casello di Fiano Romano
e proseguendo in direzione di Nazzano e Torrita Tiberina.
Come si visita
Il modo migliore per visitare la Riserva Naturale è quello
di seguire scrupolosamente le indicazioni riportate nella segnaletica
appositamente predisposta, rivolgendosi al personale di servizio
per qualsiasi problema o informazione.
Cercate di non lasciare tracce del vostro passaggio: ricordate sempre
che in quest’area la natura è protetta.
La Riserva Naturale è visitabile esclusivamente nei giorni
di Martedì, Giovedì,
Sabato, Domenica e
festivi, dall’alba al tramonto.
Per informazioni e visite guidate rivolgersi alla Direzione della
Riserva Naturale, Via Mazzini 4, Nazzano – Tel. 0765 332533
Dalla diga…
un’area protetta
Tra il 1953 ed il 1955 l’ENEL, per produrre energia idroelettrica,
costruì uno sbarramento artificiale sul Tevere, subito a
valle della confluenza di un suo affluente della riva sinistra.
Il torrente Farfa.
La realizzazione della diga, con il rallentamento della velocità
di scorrimento delle acque fluviali provocò un notevole ampliamento
dell’alveo, con conseguente inondazione di terreni circostanti
coltivati o adibiti a pascolo, dando luogo alla formazione del “lago”
di Nazzano, esteso per circa 300 ettari.
Gradualmente salici, pioppi ed ontani iniziarono a colonizzare le
sponde del nuovo bacino, formando una vera e propria “boscaglia
ripariale”, mentre i canneti a cannnuccia di palude e tifa
andarono a rivestire i banchi di detrito che si accumulavano presso
le rive, o addirittura al centro del lago formando dei caratteristici
isolotti. Il nuovo ambiente si arricchiva anno dopo anno di nuove
specie vegetali e ben presto divenne anche di notevole interesse
dal punto di vista faunistico.
Le zone umide (laghi, stagni, paludi, fiumi etc.) sono infatti tra
gli ecosistemi più ricchi di vita, sia per numero di specie
vegetali ed animali che possono ospitare, sia soprattutto per la
loro elevata “produttività" in termini di biomassa,
cioè di sostanza organica che in essi viene a prodursi per
unità di superficie, nel corso dell’anno.
Il “lago” di Nazzano, con acque ricche di sostanza organica,
situato in un punto strategico per le migrazioni degli uccelli,
che utilizzano come “rotte” per i loro spostamenti vie
naturali come i corsi d’acqua, iniziò ben presto a
rappresentare un luogo di richiamo per molte specie di volatili.
La necessità di consentire agli equilibri ambientali del
nuovo ecosistema di evolversi per quanto possibile al riparo delle
interferenze dell’uomo, portò nel 1968 alla creazione
di una “Oasi di protezione della fauna”
istituita grazie al’intesa tra ENEL, Comune di Nazzano
e WWF Italia.
Con il silenzio venatorio le presenze avifaunistiche aumentarono
in misura considerevole, tanto che nel 1977 con un Decreto del Ministero
Agricoltura e Foreste il lago venne inserito nell’elenco delle
“zone umide di interesse internazionale”.
Due anni più tardi, il “lago di Nazzano” con
una porzione di aree agricole e boschive limitrofe per un’estensione
complessiva di circa 700 ettari, divenne la Riserva
Naturale di Nazzano “Tevere-Farfa”,
la prima area protetta del Lazio.
Il paesaggio della Riserva Naturale
è caratterizzato dalla morfologia del fiume che in questo
tratto scorre lentamente formando ampie anse e meandri.
La valle fluviale, tipicamente alluvionale con depositi di argille,
sabbie e ghiaie, è delimitata da colline di modesta elevazione
costituite da sedimenti pilo-pleistocenici (di età compresa
tra 7 e 1,8 milioni di anni) di origine marina.
Sui due versanti della valle sono osservabili le tracce di antichi
“terrazzi” fluviali quaternari (formatisi a partire
da 1,8 milioni di anni fa, circa), come quello di Ripa Bianca, che
testimoniano l’alternanza di fasi erosive e di deposito del
fiume, determinate da oscillazioni del livello medio del mare, legate
a loro volta al fenomeno delle glaciazioni.
Il contatto con l’ammbiente fluvio-lacustre costituisce uno
dei motivi di maggior interesse nella visita alla Riserva.
Le acque del lago sono talvolta letteralmente brulicanti di acquatici.
Numerosi gli anatidi come il germano reale, l’alzavola,
il fischione e la moretta, oltre
ai gabbiani, allo svasso maggiore,
alla folaga, al martin pescatore ed
ai rapaci come il falco di
palude ed il falco pescatore.
Ricca anche l’ittiofauna che comprende una dozzina di specie
di pesci di ambiente fluviale e lacustre.
Il canneto, fittissimo, è dominato dalla cannuccia
di palude, accompagnata dalla
tifa, e talvolta è impreziosito dalll’iris
di palude, dalla gialla fioritura.
E’ questo il regno di moltissimi uccelli come il cannareccione,
la cannaiola, il porciglione,
la gallinella d’acqua e
di un mammifero caratteristico, la nutria, un grosso
roditore di origine americana naturalizzatosi da alcuni decenni
in gran parte delle zone umide italiane.
Si può osservare la lenticchia d’acqua,
il potamogeto, l’azolla americana,
la biscia d’acqua, la rana verde,
il tritone punteggiato.
Crescono i salici, l’equiseto
e la bardana, il pioppo bianco e nero,
l’alloro, l’ontano
e qualche rara farnia.
Sulle cime di questi alberi si osservano la garzetta,
l’airone cenerino, il cormorano,
l’airone bianco maggiore.
E molti altri uccelli, rettili, mammiferi…
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