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Il Castello dei Collalto

COLLALTO SABINO
un nido d'aquila



22-23 ottobre 2004
ASSEMBLEA NAZIONALE CLUB
«I Borghi più belli d’Italia»

PROGRAMMA
23 ottobre 2004
Dalle ore 16.00 in poi all’interno del Borgo medievale:
SPETTACOLI DI MUSICA ED ARTE MEDIEVALE
DEGUSTAZIONE DI VINI E DI PRODOTTI TIPICI
LOCALI

 

 

La Storia

Il castello di Collalto fu probabilmente fondato nel XII secolo in una posizione di confine tra Stato della Chiesa e Regno di Napoli.
I primi domini furono i Collalto, che dettero vita, sullo scorcio del ‘300, ad una baronia estesa a cavaliere dei monti Carseolani e protesa nella Valle del Salto.
Nella seconda metà del sec. XV, Federico I d’Aragona tolse a Battista d
Per gli enormi debiti contratti, Cristoforo Savelli, nel 1564, fu costretto a venderla al suocero Roberto Strozzi, che, nel 1568, la rivendette ad Alfonso Soderini al quale si deve la ristrutturazione del castello eseguita secondo le nuove esigenze belliche legate all’uso dell’artiglieria.
Nel 1641 Nicola Soderini, mise all’asta il castello che fu comprato per 102.000 scudi dal cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, che abbellì notevolmente il castello.
Negli anni 1798/99, il castello venne depredato da una compagnia di genieri napoleonici di stanza a Collalto, e il patrimonio predato, inviato in Francia.
Dopo la sconfitta di Napoleone, il castello, ormai semidiruto, tornò ai Barberini, che se ne disfecero nel 1858 e ne diventò proprietario il conte polacco Corvin-Prendowski.
Nel 1861 il brigante Chiavone, alla testa di borbonici, delinquenti comuni e soldati pontifici, mise a ferro e a fuoco castello e paese.
Alla morte di Prendowski che aveva sposato una marchesa Cavalletti, il castello andò al di lei fratello Giuseppe, che senza eredi, stipulò un vitalizio con il capitano dei carabinieri Giorgi in cambio della proprietà del castello, per cui, alla sua morte, lo stesso divenne Giorgi-Monfort, dal nome dell’ereditiera americana che il Giorgi aveva sposato.
Prima della seconda guerra mondiale furono ospiti del castello il principe Umberto di Savoia, il generale Nobile, trasvolatore del Polo Nord, il pittore danese Andersen e Ettore Petrolini.
Alla morte di Piero Giorgi-Monfort, nel 1988, è stato acquistato dalla società “Quattrostelle”.

Itinerario di visita:
  • La visita può iniziare dall’attraversamento del Ponte levatoio e dall’ingresso per la Porta chiodata, sormontata dallo stemma Barberini composto di Tre Api, porta che immette in uno spalto. A destra un balconcino, a sinistra la Sala Convegni.
  • Attraversando un arco, fiancheggiato da due alti torri merlate con stemmi lapidei degli antichi proprietari, si arriva al Cortile, nell’ala est del quale si trova il Corpo di Guardia, quindi alla Tavernetta, situata nel locale più antico del castello e connotata da pavimento in cotto e possenti travature lignee del soffitto, poi al grande Forno.
  • Cantine, granai, magazzini si trovano nell’ala ovest.
  • Nella corte trovasi la Cisterna e le due scale di accesso al castello che conducono ad un ingresso con grande camino ornato dall’ape Barberini.
  • Oltrepassata la porta sormontata dallo stemma nuziale Soderini-Mattei, si entra nel Salone di rappresentanza, di 100 mq. con pavimento in elegante legno, soffitto a cassettoni e decorazioni parietali opera di artigiani internazionali.
    Il Caminetto è del XVI sec. e porta incorniciato lo stemma dei Soderini.
    Ai suoi lati due quadri, paesaggi pregevoli del tedesco Rosa da Tivoli (Philip Peter Roos 1655/1706), di fronte La Vergine del Ribera detto Lo Spagnoletto (1588/1656) ed una Natura Morta del Fieravino detto il Cavalier Maltese (1620/1682).
    Dominante nel salone il grande dipinto (5,22x2,10) raffigurante Il passaggio del Mar Rosso di Luigi Garzi.
  • Alla destra del quadro la Biblioteca, in stile settecentesco e poi una saletta in cui sono raccolte armi ed armature.
  • Dal salone, subito dopo le due grandi bifore, si accede ad un piccolo vano ove le dame erano solite ricamare e guardare all’esterno tramite una feritoia.
  • Da qui una porta immette in un Salotto, dove fa bella mostra di sé una splendida collezione di porcellane decorate.
  • Si accede quindi alla Grande Cucina da cui si va in Sala da Pranzo, arredata con preziosi mobili d’epoca, che dà poi accesso a dei Salottini per la conversazione e ad un’ampia Sala Biliardo.
  • Per una comoda scala a chiocciola, si arriva a due suites mentre alle altre tre si può arrivare salendo la scala che parte dall’ingresso.
    In una di esse vi è un balconcino in ferro battuto con croci di ordini cavallereschi, Croce di Malta e Croce del Santo Sepolcro e una scritta in spagnolo "Todo es nada" (tutto è niente), motto dell’ordine di Santa Teresa d’Avila.
  • Il Parco, con alberi anche rari, ha piscina e campo da tennis.
    Il Giardino è ombreggiato da un enorme Cedro del Libano.
    Dopo un ponte levatoio, si accede alla Rocca per il tramite di una ripida scaletta che ha, a sinistra, un ambiente a volta, rifugio dei militi e deposito di munizioni; sul soffitto le botole che servivano per rifornire i cannoni.
  • Superate le cisterne che servivano a rifornire d’acqua durante gli assedi, si giunge su un piazzale contornato da mura poderose, da due torri circolari, da camminamenti e postazioni di artiglieria che facevano fuoco attraverso sghembe troniere.
  • Nel lato est la Torre dell’orologio, a sei ore, con contrappesi e campana in bronzo sormontata dall’ape Barberini. All’angolo nord-ovest la latrina “a caduta libera” usata dai soldati.
  • Al centro del piazzale il Maschio, ultima difesa in caso di sconfitta e ai suoi piedi una prigione. Una ripida scaletta a chiocciola, a metà della quale vi è una stanza ora chiusa, porta alla sommità del Maschio (m. 1.005) da cui la vista spazia sulla sottostante piana del Cavaliere.
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