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Castello Savelli a Palombara Sabina

CASTELLO ORSINI A NEROLA
Il castello lega indissolubilmente la sua storia a quella del territorio circostante, avendone rappresentato per secoli un baluardo pressoché inespugnabile ed essendo stato sentinella agguerritissima della sottostante via Salaria. Costruito in X secolo sui resti di un’antica fortezza sabina della famiglia romana dei Crescenzi, il castello rintuzzò scorrerie di Ungari e Saraceni e venne coinvolto, dopo l’anno mille, nella Lotta per le investiture schierandosi, in virtù dell’influenza che su di messo esercitava l’Abbazia di Farfa, con l’Impero, ciò che provocò lo sdegno del Papa che scatenò contro il castello le truppe normanne sue vassalle. I Crescenzi furono costretti a patteggiare. Era l’anno 1059. Successivamente il castello intorno alla metà del XIII secolo fu della Santa Sede, poi, unitamente a Neroli, feudo dei Montenero, importante casata di origine genovese con stemma costituito da “un’arma d’argento al monte di tre cime nere” e infine alla fine del XIII secolo di Francesco Orsini che da allora fu anche capostipite dei Duchi di Nerola e rese il castello tra i più importanti della casata. Con lui e con i suoi successori il castello venne ampliato e rafforzato; tra l’altro vennero costruite quattro nuove torri quadrilatere sulle mura originarie e venne cinto da mura lo stesso borgo.
Con Giovanni Battista Orsini, signore di Neroli e Gran Maestro dei Cavalieri di Malta, lo stemma degli Orsini affronta il mare nella difesa vittoriosa di Rodi attaccata dai Turchi ma l’Orsini vi morì nel 1476; un frammento di intonaco in una delle sale del primo piano riporta dipinto lo stemma di questo principe. Con i suoi successori, prima Giacomo e poi Raimondo, l’avvento delle armi da fuoco rese necessaria una diversa forma di difesa del castello che venne dotato di bassi e tozzi bastioni e venne creato il Maschio, un’imponente struttura cilindrica merlata a difesa ultima del principi.
All’interno del maniero sembra ancora aleggiare l’atmoisfera tipica delle fortezze-residenza, miste di magnificenza regale e bieche congiure o condanne senza appello comminate ai nemici del potere, spesso rinchiusi in segrete sulle cui pareti ancora oggi sono ben appariscenti i loro disperati graffiti. La storia degli Orsini non è immune da tragedie, come quella di Francesco Orsini, uno degli orditori della congiura contro Cesare Borgia, il Valentino, e che trovò morte insieme a Oliverotto da Fermo e Vitellozzo Vitelli.
Fu questo il motivo per cui agli Orsini venne tolto il castello da parte del papa Alessandro Borgia, ma alla sua morte il castello tornò agli stessi, prima a Gianbattista, poi a Ferdinando e nel 1660 a Flavio che ottenne dal papa il titolo di principe di Neroli. Flavio fu tuttavia principe assai diverso rispetto agli standards orsiniani. Uomo di scienza, naturalista, riuscì a rinvenire nelle arance amare, abbondanti nel territorio nerolese, un’essenza aromatica dalla quale la seconda moglie Maria de Tremouille de Noimointerre, che poco soggiornò però a castello per via della monotonia della vita che vi si svolgeva rispetto alla eccitante Parigi e alla mondana Versaille, estrasse un profumo, il Neroli, che ottenne un grande successo. Tornò in Italia solo quando Flavio era ormai morente e ereditatine i feudi lasciò ai nipoti Lante di Montefeltro della Rovere l’intero patrimonio, compreso il Castello che successivamente passò ai Barberini. Si chiudeva così il capitolo Orsini-Castello di Nerola ma non finiva la storia di questo maniero legata anche ai garibaldini e all’Unità d’Italia.

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