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Il Castello di Roccasinibalda

(ROCCASINIBALDA)

La Storia

Fu il cardinale Alessandro Cesarini a trasformare il primitivo castello in un palazzo residenziale di grandi dimensioni e in una fortezza che dominava la sottostante vallata del Turano, affidando l’incarico all’architetto militare Baldassarre Peruzzi che vi lavorò dal 1530 al 1536.
I dettagli del progetto iniziale sono conservati in Firenze in due disegni attribuiti allo stesso Peruzzi e al suo collaboratore Bartolomeo de’ Rocchi che collaborò anche con il figlio di Baldassarre, Sallustio, che continuò l’opera del padre modificandola tuttavia in modo sostanziale.
Nel ‘600 Giuliano Cesarini vendette Roccasinibalda e Belmonte ai fratelli Ciriaco e Asdrubale Mattei, dai quali il feudo passò ai Lante della Rovere, poi ancora ai Menafoglio, ai Muti Bussi, ai Lepri, ai Braschi ed infine ai Curti Lepri. Moderni proprietari del castello sono stati il marchese Giugni (1910), Corbi (1918), l’americana Caresse Crosby (1958), e da ultimo Giuseppe De Stefani che ha provveduto al restauro interno degli affreschi e al ripristino dell’antico splendore del castello, con una operazione tanto più valida quanto più intesa al mantenimento del paesaggio architettonico degli interni secondo moduli premurosamente rispettosi di tutte le connotazioni stilistiche di cui fu artefice il grande architetto Baldassarre Peruzzi.

Itinerario di visita:
  • La visita al castello inizia dal solido e spesso portone che immette in una ripida cordonata che porta alla fronte difesa da due torrioni che fiancheggiano a tenaglia un maschio a pianta triangolare.
  • Un cortile interno immette nella mitica atmosfera del giardino pensile e permette poi l’accesso ai piani del palazzo, di cui quello di terra ha l’appartamento più rappresentativo con salone in elegante pavimentazione lignea, come di legno è il soffitto a cassettoni. Le pareti sono affrescate con raffigurazioni panoramiche di Roccasinibalda e di altri castelli in suo dominio e le copie delle piante del Peruzzi conservate agli Uffizi.
  • Dal salone si diparte una fuga di camere aperte simmetricamente sui due lati del corridoio che termina con la veranda capitellata del torrione finale, a coda di rondine e che si affaccia a strapiombo sulla sottostante vallata del Turano.
  • La pianta del castello è ad aquila per cui a partire dalla fronte, c’è una rastremazione progressiva del palazzo fino alla caudata parte ultima.
  • Salendo al piano superiore si ha modo di percorrere i camminamenti che chiudono interamente il perimetro del castello e dai quali si spazia con lo sguardo per l’intero orizzonte con panoramica intensissima e coinvolgente.
  • Il piano seminterrato è riservato agli scantinati con ampi soffitti voltati e orditura interna speculare a quella del piano terra.
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