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Abbazia di Farfa

Notizie storiche

Le origini dell’abbazia sono avvolte nel mistero, ma il cenobio, secondo la tradizione, venne fondato nel VI secolo da S. Lorenzo Siro con l’intento di diffondere i valori del Vangelo e la venerazione di Maria.
L’ideale mistico, fervidamente perseguito dai primi monaci, favorì la rinascita della fede non soltanto delle popolazioni sabine ma altresì di quelle umbre, abruzzesi, marchigiane, che furono a tal punto generose di donazioni da rendere il patrimonio abbaziale molto cospicuo quando l’invasione longobarda distrusse la basilica e i contigui edifici monastici.
La ricostruzione fu opera di S. Tommaso da Moriana, un monaco che a Gerusalemme, dove viveva, ebbe in visione la Madonna che lo esortò a recarsi in Sabina dove sul monte Acuziano avrebbe trovato la basilica a Lei dedicata.
Alla morte di questo secondo fondatore, la comunità benedettina si arricchì, in seguito a donazioni e lasciti di devoti, ed esercitò un dominio feudale su tanti castelli e borghi medievali.
Nel secolo IX le incursioni dei Saraceni la devastarono nuovamente, ma dopo la loro sconfitta, l’abate Ratfredo pose mano alla ricostruzione spianando la via ai suoi successori per riscattare i territori perduti.
Sotto l’abate Ugo I° l’abbazia attraversò un fulgido periodo storico, protetta dai Carolingi, in primis da Carlo Magno e schierandosi nel periodo della lotta per le investiture con gli imperatori, cosa questa che gli valse il titolo di abbazia imperiale.
I secoli successivi la videro protagonista di un processo espansionistico formidabile che la portarono ad avere possedimenti anche fuori della Sabina.
Intorno all’abbazia, anche in virtù dell’opera indefessa dei monaci seguaci della regola di S. Benedetto, che incrementarono tutta una serie di attività legate all’agricoltura, si sviluppò un borgo attivo di artigiani e di contadini che trovavano modo di vendere i loro prodotti nelle frequenti fiere che richiamavano gente da ogni dove.
All’inizio del XV secolo inizia la decadenza dell’abbazia conseguente alla politica espansionistica delle grandi casate romane e a quella accentratrice della S. Sede, per cui fu ridotta a Commenda e affidata al governo di Commendatari, di solito cardinali.
Dopo l’unità d’Italia i suoi beni vennero incamerati dal nuovo stato e soltanto nel 1921 per opera del cardinale Schuster, la comunità benedettina è potuta tornare in abbazia.

Itinerario di visita:
  • La visita può iniziare dalla Chiesa Abbaziale che risale alla seconda metà del secolo XV. È preceduta da un cortile cui si accede tramite un Portale Romanico del ‘200 con aggiunte gotiche.
  • Sulla facciata della chiesa un elegante Portale di fine secolo XV con lunetta affrescata da Cola dell’Amatrice, raffigurante la Madonna col Bambino tra due Santi e un committente sormontata dallo Stemma del Cardinale Giovanni Battista Orsini.
  • L’interno è a tre navate divise da filari di colonne ioniche. Sulla parete interna della facciata il muro è decorato da un dipinto ad olio del 1561 attribuito al pittore fiammingo Hendrik van der Broek e raffigurante Il Giudizio Universale. L’abside e le navate minori sono decorate da affreschi del XVI e XVII secolo raffiguranti Storie della Vergine, Santi e Storie Bibliche. Pregevole un Cofanetto eburneo con scene della “Vita di Gesù e della Madonna” e nella volta di una navata laterale una decorazione a “Grottesche.” Il soffitto ligneo è a cassettoni con rosette dorate su fondo azzurro e con al centro lo stemma del Cardinale Giovanni Battista Orsini.
  • Negli altari delle cappelle minori si trovano tele seicentesche di buona fattura tra cui emerge La Crocefissione copia da Francesco Trevisani. Sul pavimento tracce di mosaico cosmatesco con una scritta mutila “Magister Rain...” . Presso la porta della Basilica, nell’abside e nel transetto, sono visibili resti di antichi edifici e della cinta muraria; pregevoli un Altare Carolingio e l’Arcosolio di Altperto.
  • Dal chiostro “imperiale” si accede poi al Museo Abbaziale ricco di affreschi e di statue come quella quattrocentesca della Madonna col Bambino e di due tavole opistografe di un quattrocentista seguace di Antonazzo.
  • Nel museo, preziosi i Materiali Archeologici tra cui il Cippo di Cures esemplare unico di epigrafia sabina del VI secolo a.C. Di pregio architettonico notevole sono la Torre Campanaria secc. IX-XI con vano quadrato alla base e la Cripta a semianello secc. VII-VIII nel cui ingresso trovasi un sarcofago romano del III secolo d.C.
  • La Biblioteca conserva preziosi codici antichi ed è memoria sostanziale dell’attività culturale dell’abbazia nei secoli.
  • Ancora da visitare sono il Chiostrino romanico detto longobardo e il Chiostro Grande con epigrafi e sculture romane.
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