AMATRICE
Il toponimo

A differenza di quanto si afferma, e cioè che il toponimo Amatrice deriverebbe dall’essere stata sede della chiesa principale del territorio, pertanto detta “La Matrice”, da cui il nome, l’etimologia, secondo l’Alessio, dovrebbe rimandare invece al latino matrix-icis, che in senso traslato significa “canale”, “gora”. Da confrontare con “matricale” del romagnolo antico e “Matreche” del napoletano e con Matrice (CB) e Rio Matrice. Anche il toponimo Madrid, secondo lo studioso dovrebbe derivare da matrix=canale.

La storia

La concavità amatriciana risulta abitata fin dalla preistoria come dimostrano abbondanti reperti litici, rinvenuti in molte località dell’area montana e submontana della catena della Laga, sicuramente databili al neolitico. Ma è soprattutto l’apertura dell’asse viario della Salaria antica III°-II sec. a.C. che comportando un consistente sviluppo dei traffici tra Tirreno ed Adriatico, influì positivamente sulle condizioni economiche della conca e sul suo sviluppo demico. Della romanizzazione del terrritorio esistono importanti reperti archeologici come quelli di un insediamento rurale rinvenuti a s. Pietro in Campo, e soprattutto quelli di Torrita, dove scavi effettuati a più riprese ’54 – ‘56 – ‘71 hanno riportato alla luce una struttura a pianta quadrata con un peristilio al centro poggiante su un frustulo di stilobate, e, nella parte nord-orientale, sette ambienti di un complesso termale. In alto medioevo le terre Summatine, cosiddette da Sommati, di esse baricentro territoriale, raccoglievano le proprietà di Farfa e quelle dell’episcopio ascolano che alla fine prevalse disseminando sul territorio pievi e cappelle. Con l’avvento dei Normanni, Amatrice, svincolata da Ascoli, vide estendersi sul territorio il dominio feudale, regnante Ruggero II°, di Gualtiero e Gentile da Poppleto, con il suffeudo di Gualtiero Pignanello che, nel 1150, deteneva la metà di Amatrice e di Sculcula. Dal XIII° secolo crebbe l’importanza di Amatrice che divenne il baricentro dell’alta valle del Tronto nella quale erano ormai molteplici gli insediamenti incastellati e quelli in via di incastellamento. Tra trecento e quattrocento, Amatrice respinse le mire espansionistiche della vicina città dell’Aquila, e, durante il burrascoso periodo delle lotte tra Angioini ed Aragonesi per il possesso del Regno di Napoli, parteggiò per gli Aragonesi e dopo la congiura dei baroni del 1485, Ferdinando I° d’Aragona, sedata la rivolta, con un importante privilegio riconobbe i meriti della“Fidelis Amatrix” e la fece sede di zecca. Nel 1529 dovette subire, per essersi ribellata agli spagnoli, un sacco devastante, con uccisione di uomini e distruzione del castellum. Nel 1538 Carlo V° la costituì in stato con un proprio territorio formato dalle antiche terre Summatine e alcuni castelli aldilà del Tronto. Alessandro Vitelli, primo feudatario, mise subito in atto la ristrutturazione urbanistica della città. Dai Vitelli, Amatrice passò agli Orsini e, successivamente, nel 1732, a Gian Gastone de’ Medici, per essere poi inglobata nel regno di Napoli nel 1759. La figura del patriota amatriciano Pier Silvestro Leopardi, spicca tra i tanti amatriciani che dettero contributi, anche di sangue, al processo risorgimentale d’Italia.

Curiosità storiche

I Fuochi
Nel 1532, Amatrice fu tassata per 1216 “fuochi” complessivi, comprese cioè le numerose ville che punteggiavano il territorio. Nel 1545, sempre durante la dominazione spagnola, i “fuochi” tassati erano divenuti 1515, nel 1561 erano 2133, nel 1570 erano 1570, nel 1648 erano 1086, nel 1669 erano 1001. Sullo scorcio del ‘700 Amatrice contava, da sola, 750 abitanti. Per “fuochi” fiscali devono intendersi i nuclei familiari che in media comprendevano quattro abitanti.
I Sismi
Movimenti tellurici, anche disastrosi, hanno interessato Amatrice nel corso della sua storia millenaria. La stessa dimuzione del numero degli abitanti, più sopra evidente, è sicuramente da mettere in relazione con i tanti sismi che hanno interessato il territorio. Furono particolarmente violenti quelli del 1632, 1639, 1703, 1730.
Le Mortadelle Amatriciane dell’800 o cojoni di mulo
Una grande risorsa di Amatrice era rappresentata, agli inizi dell’'800, dalle mortadelle, prodotte in numero di 1,500 ogni anno e del peso di 1/2 libbre ca. 0,3/0,6 kg. vendute dopo la stagionatura a 24 grana (una lira) per libbra. Secondo la “statistica” del 1811 esse venivano preparate con carne magra di maiale cui doveva essere aggiunta carne di bue nella misura di un quinto. Le carni, ridotte a pasta, dopo una decisa sminuzzatura, venivano salate secondo la misura canonica di 4 once (poco più di un kg. di sale per ogni dieci libbre di carne (3,2 kg.). A questa “pasta”, lasciata a riposare per qualche giorno, venivano poi aggiunti, pepe (4 once per ogni 100 libbre di carne) ed altri aromi, per poi reimpastarla e inframezzarla con lardello di guanciale ben condito ed aromatizzato. La pasta veniva insaccata in grosse budella “cucite e legate strettamente anche per il tramite di stecche di legno, esposte al fumo per pochi giorni e successivamente all’aria per completarne la stagionatura”. Il clima e le carni di maiali nutriti a ghiande erano gli “ingredienti principali” del grande successo dei salumi amatriciani, che, presentandosi in coppia, erano chiamati a Roma e a Napoli, cojoni di mulo.
Il pane amatriciano dell’’800
Il pane, insostituibile alimento della popolazione, veniva preparato in questo periodo con frumento, orzo, segale ed orzola, specie tipica del circondario.
Il vestiario popolare dell’’800
Giacca di lana ed accia di colore turchino, camicia e calzoni di tela di canapa, calze di lana o di mezza lana, sotto la giacca gilet di colore rosso, scarpe di vaccchetta con suola chiodata, era il vestiario popolare giornaliero.

Architetture ed arte

La Chiesa di S. Francesco, seconda metà del ‘300, ha un magnifico portale gotico con lunetta in cui bassorilievi in pietra raffigurano la Vergine in trono col bambino affiancata da due angeli. L’interno è a navata unica con abside istoriata da affreschi dei secc. XIV e XV. Sul lato destro della parete interna della facciata è notevole un altare, intagliato in legno oro e azzurro dall’amatriciano G. B. Gigli, dedicato alla Madonna della Filetta ed eretto per custodire dentro un forziere un reliquario in forma di tempietto gotico cesellato dall’orafo ascolano Pietro di Vannino. Sopra l’altare un affresco raffigura il Giudizio Universale.
La Chiesa di S. Agostino, adiacente la Porta Carbonara, ha un bel portale tardogotico sormontato da un rosone. La cornice della lunetta aveva per motivi ornamentali le statuette dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata, purtroppo trafugate.
A Cossara rimarchevole la Chiesa di S. Maria o Icona Passatora, quattrocentesca con affreschi dello stesso autore che ha affrescato la Chiesa di S. Agostino, mentre quelli eseguiti sull’arco, sottoarco e pareti sono del pittore amatriciano Dionisio Cappelli. Tra gli affreschi da segnalare la Madonna in trono col Bambino che sorregge la città di Amatrice, una Annunciazione del 1494, la Madonna delle Grazie che dà il nome alla chiesa.
Nel Santuario di Filetta c’è la immagine della Madonna che la pastorella Chiarina trovò miracolosamente sul posto e che alla fine di maggio viene portata in processione. Tesori d’arte e di devozione si trovano in ognuna delle numerose ville amatriciane che il turista può scoprire visitandole.

Turismo montano in Amatrice

Monti della LagaAmatrice, a quasi 1,000 m. s.l.m., è rinomata stazione turistica montana alle falde dei monti della Laga. Dal 1991 il suo territorio è interamente inserito nel Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, ciò che ha consentito la protezione e la tutela dei meravigliosi ambienti biotici e abiotici che connotano il Parco, costituiti da una fauna ricca anche di specie piuttosto rare (lupo appenninico, cervo, capriolo, arvicola delle nevi, orso marsicano, e molti altri) e da una flora altrettanto doviziosa e spesso spettacolare, (anemoni, ranuncoli, stelle alpine, soldanelle, etc) mentre la costituzione arenario-marnosa dei monti, per la sua impermeabilità, dà vita ad una circolazione idrica di superficie stupefacente per le numerose sorgenti, cascate, torrenti, e per le soluzioni prative, dovute alla irrorazione che favorisce il manto erboso cui dà luogo, che rompono la continuità, soprattutto in alta quota, dello sviluppo boscato. Se al turista la città offre pertanto aria salubre e riposanti soggiorni, l’intorno si caratterizza per le notevoli possibilità escursionistiche, anche per i giovani. Infatti Trekking, Bird Watching, Torrentismo, Alpinismo sono possibilità turisticamente rilevanti, tutte praticabili a partire dalle quote più basse fino alle cime più elevate della Laga che raggiungono i m. 2.500 di altitudine. Nelle vicinanze di Amatrice uno specchio lacuale di straordinaria bellezza, il Lago Scandarello, offre al turista una infinità di spiaggette soleggiate o anche più nascoste nell’ambito di una linea di riva quanto mai mossa e intrigante.

Gli eventi annui

Nel mese di maggio hanno luogo i festeggiamenti in onore della Madonna di Filetta con processione chilometrica.

Nel mese di luglio Festival Internazionale del Folclore nel 2002 giunto alla 8° edizione.

Domenica dopo Ferragosto Corsa podistica internazionale su strada Amatrice-Configno, nel 2002 giunta alla XXV° edizione.

Ultimo sabato di agosto Festa degli spaghetti all’amatriciana, nel 2002 giunta alla 36° edizione.

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