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Antiquariato gastronomico
Non è superfluo indicare in questa sede alcuni piatti della
gastronomia sabina, che, per varie ragioni, sono da tempo in disuso.
Il breve elenco servirà sicuramente agli appassionati di
gastronomia e culinaria per rinvenire in essi motivi per riproporseli
o per riproporli, magari con una spolveratina di novità.
Si potrebbe altresì variare la banalità di qualche
sagra proprio attingendo a questo ricco patrimonio, che i nostri
navigatori-lettori possono vieppiù arricchire proponendoci,
via
e-mail, piatti in disuso particolarmente degni di nota.
Nel Leonessano, piatto del tutto scomparso è quello dei
Gnucchitti pilusi che si preparavano
passando ogni gnocchetto su una forchetta che poi veniva incavato
con un colpo preciso dellindice e del medio.
Scomparsi completamente anche i Paternostri
cordelle che venivano passate su pettini di vimini mentre si recitavano
preghiere per i cari defunti. Alla cucina leonessana del tempo che
fu appartengono i Pencarelli strascinati
che si cucinavano soprattutto il giovedì e il martedì
di Carnevale.
Nel Rivodutrano era un tempo squisitezza unica il piatto che nel
menù di ristoranti tipici era denominato Li
ammari crocifissi per designare un modo singolare di
cucinare e mettere in cottura il prelibato crostaceo (astaco o gambero
di fiume).
A Poggio Bustone, fino ad una trentina di anni fa, quando si preparava
la porchetta, vera una proposta, per così dire indotta,
quella de Ru ntroccu, sangue
di maiale a pezzetti, trippa tagliata e mescolata allacqua
del maiale in cottura, il tutto fatto bollire e poi consumato.
Nello stesso paese è in disuso la Maritata,
polenta particolare e Ri marritti.
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