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La gastronomia e
la culinaria
La storia gastronomica della Sabina interloquisce strettamente con
quella civile, né poteva e può essere altrimenti,
se è vero che la ricerca e le invenzioni gastronomiche sono
il segno di quella socialità che il cibo postula per essere
assunto come metafora dellesistenza.
In tutta larea antropizzata fin dalla preistoria e protostoria,
gli uomini hanno esitato il problema nutrizionale utilizzando frutti
naturali e terreni da mettere a coltivo per ricavarne cereali, ortaggi,
frutta etc.; risorse che si sono combinate, sin dai primordi, con
lallevamento, la caccia e la pesca; a queste attività
di base si sono coniugate produzioni indotte, una sorta di pacchetto
del superfluo, un insieme cioè di ciò di cui
si potrebbe anche fare a meno senza arrecare nocumento grave alla
fisiologia dellorganismo umano, pacchetto che si è,
nel corso dei secoli, arricchito a dismisura.
Questo superfluo ha finito così per essere tanto determinante
che la necessità di rifornire lorganismo dellapporto
calorico per il suo funzionamento, placando gli stimoli della fame,
è stata sopravvanzata dalla ricerca diacronica di una elaborazione
culinaria degli ingredienti, con il tempo sempre più incisivamente
orientata verso il soddisfacimento del piacere della gola, attraverso
soluzioni sempre più sofisticate e sempre più intriganti.
Tale
complessa variazione ha dato vita alle tante ricette che costituiscono
la cosiddetta tradizione, checché se ne pensi mai comunque
statica, ma sempre base opportuna per nuove proposte che, infine,
costituiscono oggi, un patrimonio di cultura gastronomico-culinaria
decisamente invidiabile.
Protagonista indiscussa di questa microstoria culinaria è
stata la massaia sabina, la donna di casa che non mancava nei pochi
dì festivi, di ingegnarsi tra paioli, casseruole e pigne,
per aprire spazi inusitati allalimentazione, che in tal modo
diventava piacere del convivio, nel quale attraverso un florilegio
di varianti, si puntava ad incontrare positivamente il gusto dei
familiari.
Proprio al binomio cibo-territorio summenzionato dobbiamo riferirci
per sottolineare limportanza di alcuni ingredienti nostrani
del tutto insostituibili nella gastronomia e culinaria di questa
terra.
In prima fila lolio extra-vergine doliva, il
cosiddetto oro della Sabina dotato di un grado impareggiabile
di leggerezza dovuto a qualità organolettiche di gran rinomanza,
come la stessa acidità assai prossima allo zero, ciò
che gli ha consentito il conseguimento del marchio D.O.C. prima
e successivamente di quello D.O.P. Numerose aziende producono un
extravergine dal colore giallo-oro, lievemente ambrato, e dal tipico
sapore fruttato, con sentori che vanno dallerba fresca, al
carciofo, alla mandorla. La spremitura a freddo delle olive, raccolte
poco prima della loro maturazione, entro le 24 ore, costituisce
uno dei segreti di un prodotto ormai famoso in tutto il mondo.
Nel menù dei ristoranti tipici, come altresì nelle
culinaria domestica, un posto di rilievo spetta agli antipasti
allitaliana, combinazione di fette
di lonza, di capocollo, di prosciutto
con frequente innesto appetitoso di bruschetta,
quella naturalmente condita con olio extravergine della Sabina,
spesso arricchita da salsa tartufata
o dal tartufo grattuggiato. Inutile
sottolineare il gusto diverso di tali sapori che promana da una
naturalità che parte da molto lontano e si è assolutamente
mantenuta nel tempo.
Nel campo dei primi piatti la voglia di approdare a nuovi sapori
ha dato vita nel tempo a proposte importanti che si sono mosse tuttavia
nel solco di una tradizione di ruralità mai rinnegata.
Ancora oggi nei ristoranti più qualificati dal punto di vista
della tipicità, come anche nelle case dove è particolarmente
avvertita la necessità di preparare i cibi come una
volta, vengono manualmente preparate le sfoglie alluovo
che, tirate e tagliate a mano, diventano tagliatelle,
pappardelle, tagliolini,
cannelloni, stracci,
ravioli spesso farciti alla ricotta
e spinaci, quadrucci da brodo, e se
la pasta è ad acqua e farina, a fregnacce
(le più famose sono quelle alla reatina) strengozzi,
strozzapreti, fezze,
falloni, farro
alla leonessana o minestrone di farro,
sagne scandrigliesi. Naturalmente quando
si parla di pasta viene in mente immediatamente il più famoso
piatto di queste parti, vale a dire gli Spaghetti
allamatriciana, invenzione culinaria sapidissima,
la cui fama mondiale non è certo usurpata.
Dallallevamento ovino, caprino, suino e bovino provengono
prodotti che, oggi come un tempo, sono ricercati per la qualità
eccellente che li caratterizza. Tra le tipicità il castrato
di montagna, labbacchio,
l agnello, il capretto,
le salsicce etc., ma vengono allevati
anche, costituendo così una variazione del menù dei
ristoranti, il cinghiale, il daino,
il cervo.
Dallallevamento suino deriva la specialità forse più
conosciuta ed apprezzata del Reatino, la porchetta,
che ha connotazioni sue proprie, come la particolare aromatizzazione,
che dà luogo ad una fragranza unica e il croccantino della
cotenna, cose che fanno ineguagliabile il gusto di questa proposta.
Seppure non praticata come quella della carne, la cucina del pesce
ha un suo posto importante nellambito delle tradizioni culinarie
della terra sabina. La ricchezza delle acque lacustri e fluviali
ha invitato gli uomini, attraverso la pesca, a ricavarne ingredienti
importanti per i menù doccasione.
I Gamberi di fiume, che si vanno
purtroppo rarefacendo, costituiscono ancora oggi materia prima pregiatissima
e cè ancora che ricorda li ammari crocifissi
una storica maniera di cucinare questo crostaceo che, nelle zone
di S. Susanna, sotto Rivodutri, ha un habitat favorevolissimo.
Ma la stessa rana, era ed è
ricercata e cucinata in modi millanta; tanti specchi dacqua
e stagni ne sono ancora ricchi anche se non è consistente
come una volta il numero di coloro che ne vanno a pesca.
La trota di fiume e di lago, il persico
reale, il coregone, languilla,
la carpa, la tinca,
il luccio trovano spazio, non soltanto
sulle tavole dei pescatori ma anche di ristoranti eccellenti.
I formaggi poi, realizzati con il latte di bestiame di montagna,
si lasciano apprezzare per il tono di freschezza e genuinità
che li qualifica. A pasta molle oppure invecchiati, il pecorino,
le caciotte, le mozzarelle,
le ricotte sono tra le più pregiate
produzioni locali.
La tradizione dolciaria annovera specialità di lunga tradizione
nei dolcetti secchi, come i terzetti,
i turchetti, gli amaretti,
le copete e spesso entra ad arricchirla
il miele anchesso vanto storico della ferace terra sabina.
Nelle tante zone umide dei monti è patrimonio invidiabile
quello fungino, con raccolta, naturalmente regolamentata, di porcini,
soprattutto, e di tartufi che poi contribuiscono
in forma preminente ad alimentare la leggenda di tanti piatti sabini.
Né va dimenticata la produzione castanicola, che nelle zone
montane di Antrodoco, Borgovelino, Micigliano, dà un marrone
apprezzato in tutta Italia e in quelle cicolane una castagna di
ottimo livello, denominata rossa del
Cicolano.
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